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MARFORIO
riferimenti
di Gianfranco Giretti

L'angolo di Marforio è il luogo che Filottranoeoltre dedica alla satira nello stile delle statue romane parlanti.

marforio

Dall'Enciclopedia Treccani:

MARFORIO. - Sotto questo nome è nota una colossale statua di divinità fluviale, conservata nel Museo Capitolino. Anticamente era nel Comizio; prima del 1084 la vide presso l'Arco di Settimio Severo il compilatore dell'Itinerario di Einsiedeln, il nome le deriva dal Forum Martis. Documenti del 500 parlano del Locus Marforii, denominazione topografica ristretta alla piccola piazza di fronte alla chiesa di S. Pietro in Carcere, da cui la statua venne rimossa nel 1587 per essere trasportata in Piazza S. Marco, da dove fu spostata nel 1592, e collocata in Campidoglio e, in seguito alla costruzione dei Museo Capitolino, inclusa, con la nicchia che la conteneva, nel presente cortile. Durante il Rinascimento al M. venivano attaccate le risposte alle satire poste sul Pasquino (v.).Questa divinità è rappresentata giacente sul fianco sinistro, con le gambe incrociate e in parte ricoperte da un mantello che gira attorno al braccio sinistro. I capelli cadono a lunghi riccioli sulle spalle e sopra sono legati con una tenia arrotolata. Restaurata alla fine del 500 dal Bescapé nel volto e nelle estremità (mani e piedi), ebbe anche aggiunti arbitrariamente gli attributi dell'Oceano, che, come si può osservare da alcune stampe, all'epoca della scoperta, mancavano. Il confronto con numerose repliche del genere, che dimostrano il favore incontrato a Roma nel I sec. d. C. dalle statue di divinità fluviali, ha indotto ad inserire il M. in questa serie e a considerarlo una rappresentazione del Tevere, datandolo per i caratteri stilistici al periodo flavio, cioè nella seconda metà del I sec. d. C.

Da Wikipedia:

Marforio è un'enorme scultura marmorea di epoca romana, risalente al I secolo, raffigurante forse il dioNettuno, l’Oceano o il Tevere. Fu una delle sei statue parlanti di Roma, forse la più nota dopo Pasquino.
Fu rinvenuta nel Foro di Augusto, presso il tempio di Marte Ultore, nell’area poi denominata Foro di Marte, da cui è probabile provenga il nome, per deformazione dal nome latino del luogo; una seconda ipotesi si riferisce ad una iscrizione (ora scomparsa) sulla stessa statua che, secondo un documento del 1588, riportava "MARE IN FORO"; ancora un'altra ipotesi fa derivare la denominazione dal nome di una famiglia Marioli o Marfuoli che aveva una proprietà nei pressi del Carcere Mamertino, sempre nella zona dei Fori, dove la statua sarebbe rimasta fino al 1588. Da lì fu spostata, per volere del papa Sisto V, prima sulla piazza di S. Marco e poi sulla piazza del Campidoglio, sul lato del muro di terrapieno dell’Aracoeli, ad ornamento di una fontana progettata da Giacomo Della Porta. Nel 1594 fu restaurata, con la ricostruzione totale di una parte del viso, del piede destro e della mano sinistra che stringe una conchiglia, particolare questo che giustificherebbe l'iscrizione citata. A metà del XVII secolo papa Innocenzo X fece spostare di nuovo statua e fontana, a causa di lavori di sbancamento verso Santa Maria in Araceli, necessari per l'edificazione del Palazzo Nuovo che doveva completare la piazza del Campidoglio. L’intero gruppo fu poi inserito nel cortile dello stesso Palazzo Nuovo dove si trova attualmente. Un'altra ipotesi accreditata è quella riportata da alcuni storici che attribuiscono la statua alla personificazione del fiume Nera, che al Tevere fornisce la gran parte delle sue acque. Questa tesi viene riportata in alcuni bei versi dal MorelliIn occasione del trasferimento operato da Sisto V fu rinvenuta anche la grande vasca circolare di cui la statua era l'ornamento, che però fu inizialmente lasciata al suo posto e utilizzata come abbeveratoio. Nel 1816 anche la vasca fu trasferita ai piedi dell'obelisco di piazza del Quirinale, nella sede in cui si trova attualmente.Più delle altre cinque statue è il protagonista di numerosi dialoghi a distanza con Pasquino (una sorta di botta e risposta su problemi sociali e politici): le pasquinate, finalizzate a colpire anche pesantemente e sempre in modo anonimo i personaggi pubblici più in vista nella Roma del XVI e XVII secolo.

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