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DOSSI STRADALI
dove osano le ambulanze
di Gianfranco Giretti

Filottrano, 21 gennaio 2016
dosso artificialeNon amo i dossi artificiali. Confesso che ogni volta che sono costretto a passarci sopra rivolgo pensieri non proprio gentili a chi ce li ha messi. Per fortuna i miei anatemi non sortiscono effetto alcuno; diversamente saremmo alla perenne ricerca di assessori ai lavori pubblici o di dirigenti della polizia municipale. Non so bene, infatti, quale sia la categoria responsabile, per non dire colpevole, della loro posa. Che, secondo me, è quasi sempre fatta a sproposito, è molto al limite della legge e serve a poco altro se non alla tranquillità - artificiosa - di qualche coscienza ipocrita. Torno sull'argomento perché l'altro giorno, mentre camminavo fra via Fiumicello e via Taverna e mi rallegravo che, fra cunette e segnaletica, la strada poteva considerarsi finita, ho incontrato, in prossimità dell'incrocio con la provinciale 362, operai del comune intenti a porre in opera i famigerati dossi. Che, a mio avviso, in quel luogo non servono a nulla. Così come in via Molino S. Polo e in altri luoghi ancora. Credo sia scritto molto chiaramente nella legge (fonte Wikipedia):

il Regolamento di Attuazione del Codice della Strada (D.P.R. n. 495/1992, come modificato dal D.P.R. n. 610/1996) all’art. 179 (art. 42 Cod. Str.) prescrive per i rallentatori di velocità:

“I dossi artificiali possono essere posti in opera solo su strade residenziali, nei parchi pubblici e privati, nei residences, ecc.; possono essere installati in serie e devono essere presegnalati. Ne è vietato l'impiego sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei veicoli normalmente impiegati per servizi di soccorso o di pronto intervento”.

Può qualcuno ragionevolmente definire via Fiumicello o via Molino di S. Polo strade residenziali? Su una strada realmente residenziale la logica dovrebbe essere quella che la vista dei dossi induce a rallentare, se non altro per evitare sobbalzi potenzialmente dannosi alla propria vettura. Dunque tutto lascia pensare, a cominciare dal colore giallo su fondo nero, che tali dispositivi siano progettati per funzionare a vista. Anche perché se chi guida, per caso o distrazione non li vede e ci arriva sopra a velocità normale, rischia di farsi male e di fare danni. Ma allora, che differenza c'è fra vedere un dosso artificiale e il suo segnale, oppure un incrocio e il suo segnale, oppure una curva e il suo segnale? Quando è la vista del luogo stesso, incrocio o curva che sia, a indurre ad andar pianodosso artificiale, magari con l'aiuto di segnaletica potenziata in relazione al possibile pericolo, a me sembra evidente che il dosso sia del tutto inutile. O meglio, possa servire soltanto a scoraggiare quelli che, privi di qualunque senso di responsabilità, abbiano solo paura dei danni all' auto. Ma questa gente, se esiste, il modo di fare danni a sé e agli altri lo trova comunque, anche a prescidere da qualunque accorgimento. Evitiamo allora, per cortesia, di disturbare tutti per l'idiozia di uno. Lo stesso discorso varrebbe pari pari anche per i troppi limiti di velocità, messi a sproposito e solo perché, magari, a qualcuno in quel luogo, è capitato un incidente. Magari a qualcuno di quelli di cui sopra.

Resta da spiegare il sottotilo, preso a prestito, con evidenti intenti ironici, dal libro "Dove osano le aquile", divenuto poi un film abbastanza famoso. La cosa ha origine da un paio di iniziative che presi durante la mia permanenza in consiglio comunale. In particolare dalla seconda. Mi riferisco a due mozioni: la prima proprio sul tema dossi artificiali (leggi), che fu discussa in consiglio comunale il 26 maggio 2010 e la seconda, discussa invece il 30 novembre del 2010 (leggi), che si proponeva di convincere l' amministrazione a far apporre delle strisce pedonali fra via XXX Giugno e via Battisti. Commisi però l'errore di aggiungere alla parola strisce l'aggettivo "rialzate" intendendo, peraltro, non i dossi in gomma ma l'asfalto rialzato con tutti i criteri del caso. Mi fu opposto l'argomento delle ambulanze che, dico giustamente, è bene non trovino ostacoli di nessun tipo nei loro percorsi stante la velocità che spesso è loro necessaria. Per questo spero e auguro agli abitanti delle zone di cui sopra di non avere mai e poi mai bisogno di ambulanze che, altrimenti, dovrebbero "osare" per avventurarsi fino alle loro abitazioni.

Per concludere sul tema dossi artificiali, debbo, a posteriori, dar ragione ai montoresi: sono sicuramente loro quelli che hanno meglio interpretato il problema. Si può ben capire rileggendo la trascrizione di quelle delibere cui facevo riferimento.

Che furono tutte sfavorevoli alle mie richieste, ma nelle quali ho trovato spunti molto interessanti per alcune riflessioni. Fate caso agli interventi e agli argomenti di Carnevali: ci troverete tutti i prodromi delle fioriere e dei parcheggi nella sua strada di casa oltre che della rotatoria Giovagnetti. E sempre in riferimento a quegli interventi fate caso che, non solo fra via XXX Giugno e Via Battisti non s'è mai vista traccia di vernice, intendo quella per disegnare le strisce, ma che le stesse strisce sono scomparse anche in altri luoghi oserei dire piuttosto importanti (Corso del Popolo, ...). Anche qui, per favore, non si aspetti la fuga di altri buoi.

p.s. hai ascoltato un frammento di "Don Raffae'" da "Nuvole" di Fabrizio De Andrè.

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